15/11/2021

MUJERES DE LA ABSTRACCIÓN. LAURORA DELLARTE NEL CANTO DI DONNE INVISIBILI

SPAGNA | BILBAO | MUSEO GUGGENHEIM BILBAO | 22 OTTOBRE 2021  27 FEBBRAIO 2022

Sono più di cento le artiste che Christine Macel, ideatrice della mostra Mujeres de la Abstracción (Donne dell’Astrazione) presso il Museo Guggenheim di Bilbao, ha riunito per raccontare una storia dell’arte astratta diversa dalle narrazioni correnti. Il limite anteriore del racconto viene fissato agli anni Ottanta del secolo scorso, ma si spinge retrospettivamente fin nel pieno Ottocento. Se le sintesi storiche, com’è noto, assegnano l’origine dell’Astrazione al primo decennio del XX secolo, l’esposizione preannuncia effetti sorprendenti. Anche se Macel esclude il revisionismo tra i suoi obiettivi, Mujeres de la Abstracción desta una reale tentazione per la riscrittura della storia dell’arte e il riesame dei metodi storiografici, insieme alla verifica delle categorie artistiche convenzionali, a partire da quella dell’“astrazione”.

Guardando al senso hegeliano della Storia, essa è concreta (reale) solo quando unisce gli opposti dialettici che ne articolano il movimento interno. Le storie del passato, scritte da uomini e aventi per protagonisti quasi esclusivamente uomini, sono dunque, in senso storico-sociale, un’astrazione, frutto di interpretazioni parziali di fatti e avvenimenti. Un nuovo studio dell’arte in prospettiva femminile non risulta meno unilaterale e problematico. Ma essendo mancato nei resoconti storici, fino a non molto tempo fa, il punto di vista della donna, solo questo può rimediare a una sistemica omissione per rendere più vera la materia del tempo passato.

Non si tratta di rivendicare l’originalità su certe invenzioni o di integrare le storie conosciute, quanto, piuttosto, di destabilizzare certezze acquisite e rendere più complessa una narrazione in apparenza ovvia.

Una delle figure più magnetiche dell’intera mostra, in questo senso, è Georgiana Houghton, i cui strabilianti acquerelli, nei quali non si riconosce alcuna figura riconducibile alla realtà, datano dai primi anni Sessanta dell’Ottocento. Sono gli stessi anni in cui l’accento storiografico viene posto sulla partecipazione di Manet al Salon des Refusés. Impression, soleil levant di Monet, che diede il nome all’Impressionismo, è di dieci anni più tardi. Gli acquerelli della Houghton sono finissimi ghirigori e arabeschi vagamente biomorfi che disegnano fluide trasparenze in spazi cromatici indistinti. Le composizioni, tutt’altro che improvvisate, mostrano anzi un magistero pittorico comparabile con le migliori astrazioni dell’arte moderna. La Houghton sperimentava nell’ambito dello spiritualismo di metà dell’Ottocento, che ebbe un’influenza significativa, forse fondamentale, sulle avanguardie storiche. Per non turbare le sensibilità accademiche, in catalogo si insiste sulle differenze sostanziali tra gli effetti pittorici della Houghton e le fantasie cromatiche di Kandinskij. I primi sarebbero ancora legati alla rappresentazione di principi trascendenti, dunque più riconducibili al simbolismo che all’astrazione. In realtà, quello che cambia è solo l’ordine dei problemi affrontati. Le rivoluzioni delle avanguardie si giocavano in buona parte all’interno del rapporto tra influenze stilistiche e innovazione, attraverso un dialogo articolato intorno ai nodi della rappresentazione e della tecnica in pittura. Anche se Houghton completò degli studi d’arte, i suoi dipinti visualizzano campi medianici di comunicazione tra lo spirito individuale e quello universale, spazializzando esperienze di tipo mistico, totalmente indipendenti dal contemporaneo dibattito estetico. Ciò nondimeno, la sua prima mostra ufficiale in una Galleria si tenne a Londra nel 1871.

In questo semplice problema di origini si annida, nella mostra, quello ben più decisivo sul significato di un determinato concetto: cos’è l’astrazione e a quali fenomeni artistici si riferisce? Si intende comunemente per astrazione un tipo particolare di pittura. Ma se rovesciamo l’ordine prendendo l’astrazione come termine più generale, la pittura diventa un modo specifico di usare il linguaggio astratto accanto a molti altri modi possibili. Grazie a questo cortocircuito linguistico il campo dell’astrazione inizia a oscillare e i suoi bordi si allargano indefinitamente, fino a includere pratiche visive che vanno molto al di là di pittura e scultura.

In mostra si possono così ammirare tessuti e costumi ideati al Bauhaus da Sonia Delaunay-Terk e Anni Albers, i mobili protominimalisti di Sophie Taeuber-Arp, il tappeto che decorava lo studio di Walter Gropius disegnato da Gertrude Arndt, manufatti e sculture in materiale tessile della catalana Aurèlia Muñoz, Jagoda Buić e delle americane Lenore Tawney e Sheila Hicks, una video-performance di Judy Chicagofotografie e film modernisti di Germaine Dulac, Berenice Abbott, fino ai più recenti di Lillian Schwartz e Dora Mauer.

La danza è per essenza un’arte transdisciplinare. In essa si fondono musica, azione, luci e ambientazione cromatica, coreografia e scenografia. Già dagli ultimi anni dell’Ottocento, il corpo di Loïe Fuller animava le evoluzioni spaziali degli ampi strascichi dei costumi, mentre lei stessa scompariva al centro delle volute puramente formali degli abiti. Accanto a lei, la ballerina Gret Palucca e la poco conosciuta Giannina Censi, la cui Aerodanza, messa in scena nel 1931 alla Galleria Pesaro di Milano, interpretava perfettamente il marinettiano Manifesto della Danza Futurista.

Le altre italiane in mostra sono Carla AccardiRegina Cassolo Bracchi (altra meravigliosa scultrice futurista), Dadamaino con le sue raffinate illusioni ottico-percettive, e la pittrice Bice Lazzari.

Le artiste cominciano ad affiorare sulla prima scena dell’arte quando i problemi della libertà e della visibilità della donna diventano il tema della loro ricerca. La posizione dell’estetica femminista si opponeva, però, al formalismo astratto, visto come prodotto culturale dell’ideologia patriarcale e capitalista. Mujeres de la Abstracción è dunque un duplice riscatto del modernismo femminile, dall’oblio storico e dalla condanna femminista. Harmony Hammond adotta strategicamente l’astrazione fin dai primi anni Settanta credendo nel suo potere politico. Sceglie materiali tessili di origine povera che intreccia per realizzare tappeti elaborati con le qualità estetiche della pittura. Ogni singolo aspetto delle sue opere ha un carattere di contestazione: la tecnica tipicamente femminile del ricamo affronta le pratiche “virili” di produzione; la piatta orizzontalità sovverte la posizione eretta della simbologia fallica; la scelta di creare manufatti artigianali si scontra con le discriminazioni tra arte alta e bassa.

Ad allargare ancora il territorio dell’Astrazione contribuisce la confluenza di artiste provenienti da ogni parte del mondo. Lo spostamento prospettico interno alla cultura occidentale, avviato dal nuovo protagonismo delle donne, è all’origine di analoghe tattiche di rivendicazione politica per la sessualità (lotte per il riconoscimento sociale dell’omosessualità) e l’etnia (postcolonialismo e pratiche culturali tradizionali). Dal Sud America arrivano le fondamentali ricerche di Lygia Clark, Lygia Pape e Martha Boto in campo costruttivista e cinetico; dal Libano Caland, Adnan e le poesie scultoree di Saloua Rauoda Choucar legate all’ascetismo Sufi; dall’Oriente la celeberrima Atsuko Tanaka del gruppo Gutai e la pittura di Irene Chou e Arpita Sing; la cultura aborigena è rappresentata dal collettivo APY Art Centre.

Mujeres de la Abstracción è una mostra enciclopedica ed esaltante, che con un solo gesto decostruisce la storia dell’arte mentre svela capolavori assoluti della storia dell’arte.

MUJERES DE LA ABSTRACCIÓN. Donne dell’Astrazione
a cura Christine Macel, Chief Curator Centre Pompidou, e Karolina Lewandowska, direttrice del Museo di Varsavia e curatrice della fotografia, e organizzata in collaborazione con Lekha Hileman Waitoller, curatrice del Museo Guggenheim di Bilbao

Mostra organizzata dal Centre Pompidou, Parigi, in collaborazione con il Museo Guggenheim di Bilbao. Con il sostegno della Terra Foundation for American Art

22 ottobre 2021 – 27 febbraio 2022

Museo Guggenheim Bilbao
Avenida Abandoibarra 2, Bilbao (Spagna)

Info: +34 944 359000; +34 944 359080
informacion@guggenheim-bilbao.eus
www.guggenheim-bilbao.eus